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L’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus e le conseguenti restrizioni alla mobilità hanno provocato forti mutamenti al tessuto connettivo della comunità. Obbligati alla sola circolazione all’interno del proprio comune di domicilio e limitati negli spostamenti, i cittadini si sono visti costretti a cambiare le proprie abitudini, riscoprendo il proprio quartiere e riprendendo a frequentare le realtà commerciali locali, prima trascurate.

 

Creare una “memoria collettiva” del contributo civico dato dai piccoli commercianti locali durante la fase di completa restrizione della mobilità e della socialità: questo è l’intento del progetto che, vittima degli stessi limiti che si propone di descrivere, rimane inevitabilmente confinato all’interno di una cittadina dell’hinterland milanese, Cesate, che diventa così monitor di un fenomeno nazionale.

Con la lenta ripresa della libera circolazione, la naturale evoluzione del progetto ha portato al coinvolgimento di commercianti locali su più ampia scala, con l’obiettivo ulteriore di immortalare l’intersezione ossimorica fra la paura della riapertura e il desiderio di ripresa.

 

La scelta di un linguaggio fotografico asettico e desaturato mira a riflettere non solo il senso di inquietudine e preoccupazione, ma anche le condizioni di iper- sanificazione imposte dall’emergenza. La percezione di distaccamento fra l’osservatore e il soggetto rappresentato, ottenuta grazie all’utilizzo di una lente grandangolare, diventa specchio delle nuove modalità di relazione interpersonale, forzatamente mutate. Infine, l’uso ossessivo della prospettiva centrale garantisce una rappresentazione il più analitica possibile, quasi un ritaglio chirurgico della realtà, e costituisce il filo conduttore tra le diverse storie raccontate.

Davide Saibene Photographer

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